Non si può dire che Chiara sia bella, ma il suo fascino scenico, la fotogenia e una personalità forte ne fanno una donna di grande appeal. A imporsi sul volto lentigginoso sono gli occhi, che paiono due tessere saltate dal mosaico della piscina. Anni e anni di lavoro l’hanno resa l’icona di se stessa, una santa laica immolata sull’altare dello stile che, come lei insegna, non può che essere uno stato mentale.



Domenico Montanaro, detto Mimmo, sessantacinque anni, figlio del vecchio colono, sposato con Memena e padre di due femmine, è il custode della proprietà di Chiara. Lì è nato e lì è tornato quando la Redstone di Ostuni, la fabbrica di vasi di resina dove lavorava come operaio specializzato, ha chiuso i battenti per delocalizzare in Cina. L'uomo vive in simbiosi con gli ulivi, e se ne prende cura con amore. Della campagna ha assunto i colori, la pelle rossiccia come la terra, i capelli argentati come le foglie degli ulivi quando soffia il Maestrale.



Vincenzo Cofano, detto Ciky, commesso in un negozio di abbigliamento di Ceglie Messapica, è il produttore esecutivo della serata. Ex operaio, come Mimmo, poi sedotto dalle sirene della moda. È successo quando ha conosciuto Chiara a casa di un amico comune. Ne è rimasto stregato. Quel giorno ha capito che il fashion è la sua vita. Chiara intuisce le sue capacità e gli affida l'organizzazione della festa.



Sante D'Elia, architetto milanese, è fra i più cari amici di Chiara. Si è occupato della ristrutturazione del C-Trullo, iniziata nel 2013, lo stesso anno dell'acquisto. Della proprietà di Chiara, così come reinterpretata dall'architetto D'Elia, si è parlato sulle più importanti riviste di case e di arredamento. Home Design le ha dedicato uno speciale con un dettagliato reportage che dava estrema visibilità, oltre a Clara e all’architetto d’Elia, agli artigiani locali che avevano prestato la propria opera.



 

Sui social #festaltrullo è diventato la bussola
che conduce all’evento
in Contrada Pascarosa a Ostuni.

C iky si è impegnato a organizzare la festa così come Chiara l’ha abbozzata, cominciando dai testimonial del genius loci. E' riuscito perfino a convincere mest’ Luigi, un anziano artigiano di Speziale molto discreto e riservato al limite del burbero, tutto casa e bottega. Un traguardo importante: sono stati fallimentari, in precedenza, altri tentativi di convincerlo.

Mest’ Luigi non vede quasi mai la luce del sole, rintanato lì sotto, in una specie di grotta, a fare cestini e altri arnesi da cucina in legno. Il suo pallore accentua la magrezza del viso su cui si stagliano un nasone aquilino e le sopracciglia grigie, fitte e unite al centro. E' molto alto, quasi due metri, curvo e sottile come il giunco che intreccia,, con mani da pianista, lunghe e magre.