I DETTI

Mimmo, il custode del C-Trullo di Chiara, non ha mai digerito l’invasione nella sua terra da parte della gente del Nord e degli stranieri.

Mimmo è cresciuto in un mondo agricolo, i cui ritmi vitali seguivano quelli delle stagioni, in un legame ‘sentimentale’, oltre che lavorativo, con la natura. I detti in fasanese che usa a commento di questa o quella situazione in cui si imbatte non sono solo proverbi, motti di saggezza contadina: sono “sentenze” morali, vaticini.

Nella convinzione di essere una persona di buon senso, Mimmo si sente il “medium” filologico fra ieri e oggi, il custode non solo della proprietà di Chiara, già casa di suo padre, ma di un mondo che qualcuno vuole solo “usare” per fini scenografici e non tramandare per i contenuti di saggezza e purezza. Lui si sente come il cucchiaio che conosce tutte le insidie della pentola e vorrebbe mettere in guardia la sua gente. Ma, non compreso neanche da sua moglie Memena, non gli resta che crucciarsi, rimpiangendo il passato dei suoi luoghi.